Detenuto straniero aggredisce Comandante della Polizia Penitenziaria, Sappe: "Basta, servono nuove regole di gestione"

carcere| 4' di lettura 13/10/2022 - Ennesima giornata di sangue e violenza in un carcere della Lombardia, segnatamente nella Casa circondariale di Sondrio dove ad essere stato aggredito da un detenuto è stato il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria.

Spiega Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: “È di qualche giorno fa la notizia di un’aggressione al comandante del carcere di Sondrio. Un detenuto straniero, rientrato dal tribunale, è andato in escandescenza. Il Comandante dell’istituto, al fine di accertarsi di ciò che stava accadendo, è stato aggredito dal detenuto che gli ha dato un pugno al viso e fratturato una mano. Solo il tempestivo intervento del personale di polizia penitenziaria intervenuto in ausilio ha evitato il peggio. Il Comandante è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso del nosocomio cittadino, ove è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni. Il SAPPe esprime la propria solidarietà al Comandante del carcere di Sondrio e auspica che il prima possibile si intervenga sulle aggressioni al personale di polizia penitenziaria oramai saturo di ciò che sta subendo”.

“E' l'ennesima aggressione da parte di detenuti stranieri nei confronti degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria, ancora una volta sottovalutata dall'Amministrazione Penitenziaria che riserva scarsa attenzione alla difficile gestione di detenuti all'interno delle strutture penitenziarie, sempre più difficile da affrontare”, conclude Greco.

Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria tuona: “Basta! Anche questa è un grave aggressione annunciata! A questo hanno portato questi anni di ipergarantismo nelle carceri, dove ai detenuti è stato praticamente permesso di auto gestirsi con provvedimenti scellerati ‘a pioggia’ come la vigilanza dinamica e il regime aperto, con detenuti fuori dalle celle pressoché tutto il giorno a non fare nulla nei corridoi delle Sezioni. E queste sono anche le conseguenze di una politica penitenziaria che invece di punire, sia sotto il profilo disciplinare che penale, i detenuti violenti, non assumono severi provvedimenti. Ormai picchiare un poliziotto in carcere senza subìre alcuna conseguenza è diventato quasi uno sport nazionale, nella indifferenza della politica e dei vertici dell’amministrazione Penitenziaria”.

“Il personale di Polizia Penitenziaria non ha ancora ricevuto i previsti guanti anti-taglio, caschi, scudi, kit antisommossa e sfollagenti promessi dal Capo del DAP Renoldi”, denuncia. “La situazione delle carceri lombarde e italiane, per adulti e minori, è sempre più allarmante per il continuo ripetersi di gravi episodi critici e violenti che vedono sempre più coinvolti gli uomini e le donne appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria. Donne e uomini che svolgono servizio nelle sezioni detentive senza alcuno strumento utile a garantire la loro incolumità fisica dalle continue aggressioni dei detenuti più violenti. Il taser potrebbe essere lo strumento utile per eccellenza (anche perché di ogni detenuto è possibile sapere le condizioni fisiche e mediche prima di poter usare la pistola ad impulsi elettrici) ma i vertici del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fanno solo chiacchiere e la Polizia Penitenziaria continua a restarne sprovvisto”.

Poi Capece si rivolge direttamente a Giorgia Meloni, leader di Fratelli di Italia e Premier in pectore”: “Al nuovo Ministro della Giustizia che verrà (e, immagino, al nuovo Capo del Dipartimento, com’è nella logica dello spoil system, ossia la pratica politica per cui i vertici della Pubblica Amministrazione vengono sostituiti al momento dell’insediamento del nuovo governo) chiedo di avere quel coraggio che non hanno avuto i loro predecessori nel modificare l’insostenibile e pericolosa situazione delle carceri italiane. Non si può continuare così: la tensione che si vive nelle carceri è costante e lo sanno bene gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria che ogni giorno, nelle galere d’Italia, sono le vittime di aggressioni, umiliazioni, improperi, ferimenti, risse e colluttazioni da parte della frangia violenta dei detenuti. Servono con urgenza provvedimenti. E la via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere”.


da Sappe
Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-10-2022 alle 16:22 sul giornale del 14 ottobre 2022 - 16 letture

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